Stai leggendo:

Bambini e tecnologia

Di cosa ci priva "essere sempre connessi"

Se si pensa ai primi mesi di vita, è evidente che per crescere si ha bisogno di toccare gli oggetti, metterli in bocca, odorarli, manipolarli, poi lanciarli, riprenderli, in pratica farli propri. La prima forma di conoscenza del mondo è attraverso la vista e il tatto, per poi implementare gli altri sensi, mano a mano che il bambino cresce. La visione passiva, che caratterizza ogni momento passato ad utilizzare lo strumento tecnologico, impedirebbe dunque di sperimentare il mondo in modo attivo, di vivere la sensazione concreta di poter agire su di esso. Si può allora riflettere insieme sul fatto che il tempo passato davanti ad uno schermo permetta di utilizzare solo due sensi: vista e udito.

Numerose ricerche e l’Organizzazione Mondiale della Sanità, dimostrano e confermano i pericoli della televisione e dell’uso dello schermo in particolare prima dei 2 anni.
Per un bebé di pochi mesi, il ritmo rapido delle immagini, dei colori e dei suoni sono di una intensità largamente superiore alle stimolazioni abituali della sua vita quotidiana. Uno schermo acceso cattura l’attenzione del bambino, ma rischia di renderlo eccitato, agitato e di nuocere alla sua concentrazione.
Crescendo, l'uso di un tablet per giocare non equivale necessariamente a compromettere l'apprendimento, ma certamente comporta il disinvestire nella relazione, con gli altri e con se stessi. Quindi viene scoraggiata l’interazione sociale in anni nei quali nel cervello avvengono importanti sviluppi neuronali.

Una prima conseguenza, derivante dall’isolamento nel quale si immergono bambini rapiti dal loro gadget tecnologico, è una minore capacità nella comunicazione.

Che comodità essere sempre connesso ... Ma di cosa ci priva?
Ci priva di "noia, gioco libero con i nostri figli, pensiero creativo e dialogo", ci priva della RELAZIONE.
Vi sembra poco? No é MOLTO!

Il gioco è fondamentale per sviluppare creatività e capacità creative, intellettuali ma anche emotive; giocare permette di confrontarsi con l’apprendimento e il divertimento ma anche con due punti essenziali, purtroppo spesso dimenticati: la noia e la solitudine. La bambina e il bambino devono poco a poco imparare a sostenere l’assenza, il vuoto e la monotonia; nel caso di un tablet, ecco un oggetto esterno che riempie, in modo facile e immediato, il vuoto interno, impedendo di poter restare in ascolto delle proprie emozioni e di gestire ogni piccola e grande frustrazione.

Pertanto cerchiamo di prediligere sempre la RELAZIONE REALE a quella virtuale, ricordando che il migliore insegnamento da dare ai nostri figli passa attraverso l’ESEMPIO.


Articolo a cura della
dott.ssa Barbara Sorichetti
Psicologa
Psicoterapeuta
Analista Transazionale

Dott.ssa Barbara Sorichetti

Psicologa Psicoterapeuta a Osimo (AN)
Iscrizione Albo n. 1942 dal 2009
P.I. 01714010434
barbara.sorichetti@libero.it

© 2019. «powered by Psicologi Italia». È severamente vietata la riproduzione, anche parziale, delle pagine e dei contenuti di questo sito.